Tabula rasa (2013)

Progetto ispirato a ‘Tabula rasa’ di htcos.

 

La ricerca di Valeria Pieriniinsiste sulla possibilità di fondere le arti. Non si tratta però dell’opera d’arte totale d’ispirazione wagneriana, ma di una possibilità di combinazione che ha qualcosa di inquietante,come parti meccaniche che si adattano ad un corpo umano. Infatti, Valeria Pierini non ricerca una perfetta fusione, ma un’armonica giustapposizione chesi rivela nell’impianto scenico delle sue opere. La logica che muove tale giustapposizione  funziona  per  rimandi,  collegamenti  in  parte  istintuali,  in  parte  profondamente,  seppur inconsciamente,  meditati,  afferenti  ad  una  sfera  privata  che  tende  alla  sintesi  di  una  realtà  oggettiva  ed insieme personale. In poche parole, i rimandi di Valeria Pierini, sia per quanto concerne le varie discipline artistiche, sia per quanto concerne le immagini fotografiche con le quali si esprime, rispondono alla logica del sogno,  o  del  pensiero  sognato  che  tende  a  depurare  le  esperienze  essenzializzandole  e  che  le  riordina secondo sequenze dalle misteriose interconnessioni. La forza dell’autrice risiede nella capacità di rendere queste  impressioni  oniriche,del tutto soggettive,  leggibili  ed  assimilabili.  La  sequenza,  l’immagine fotografica,  il  rimando  testuale,  sono  tutti  mezzi  impiegati  per  rendere  possibile  la  materializzazione dell’evanescente.  L’autrice  da  forma  all’aleatorio  e  lo  studia  in  retrospettiva  e, riordinandolo,  razionalizza l’irrazionale, e lascia in chi osserva il risultato così costruito, la sensazione di aver vissuto una reminescenza. Si può dire dunque che Valeria Pierini sia una traduttrice di impressioni, un viatico attraverso cui l’astrazione concettuale, visuale, musicale e onirica, riprende una forma oggettiva, senza tradire però esteticamente la suamatrice. L’utilizzo di unmezzo come la fotografia per narrare un’astrazionerappresenta il paradosso e la sfida di Valeria Pierini, eppure in questo casopare essere il modo migliore per rendere concrete le sue intenzioni,  poiché  si  tratta  appunto  di  dar  forma  all’astrazione  pur  mantenendone  la  reminescenza, e la chiave di questa alchimia nelle sue foto è l’attenuazione cromatica.  Il colore negato che si stempera fino a confondere la visione da l’impressione che il peso della realtà vengasottratto alla ricerca di una indefinitezza della  forma  che  la  rendapotenzialmente infinita, senza luogo e senza tempo. È la stessa sottrazione cromatica degli enigmi dechirichiani, dei paradossi surrealisti: la base sfumata su cui si costruiscono i sogni. Anche i titoli delle opere (importanti, poiché il lavoro di Valeria Pierini è indissolubilmente legato al testo che ne costituiscesiala parte costruttiva, che la tracciareale ela chiave di lettura dell’enigma) accennano atale dissolvente possibilità: Senza mappa, Senza peso. Solo Terraha una perentoria compiutezza, in contrasto con  la  leggerezza  degli  altri  titoli,  ma  già  dal  sottotitolo  viene  introdotto  l’enigmatico paradosso: il  tutto  è maggiore  delle  singole  parti,  ma  sono  proprio  queste  parti,  non  gravate  dal  fardello  della  totalità  della definizione,  i  soggetti  delle  fotografie.  Parti  giustapposte,  ma  distinte,  non  fuse  eppure  estremamente evanescenti  proprio  perché  costituentiuna totalità necessaria, ma per questo discrete  e  potenzialmente modulabili.  Il  titolo  dell’intero  lavoro: Tabula  Rasanon è altro che l’inizio e la fine di queste immagini evanescenti che,senza peso, sono sia il principio in cui il colore e la forma vannodefinendosi e separandosi dal tutto,sia la finein cui queste due qualità vanno spegnendosi per poi fondersi nel tutto. Nel Post-krieg, il dopoguerra, tutto tace: tre immagini immobili, ma in rapidasuccessione, desolate, perentorie,definite solo dall’umida  patina  che  le  sbiadisce,scandiscono l’essenza del discreto pulsare, come in un ultimo significativo  scoppio  delle  trasognate  reminescenze  che  guidano  la  narrazione  del  leggero  ed  enigmatico abbandono  dell’autrice.Sono quello che resta ed insieme ciò che si deve ricostruire.  Quanto  alla connessione con il comparto musicale a cui questo lavorodi Valeria Pieriniè intrinsecamente legatoe sul quale  si  costruisce,vale il discorso della  giustapposizione. Poiché Tabula Rasa degli Htcos è una lunga successione di bordoniche variano impercettibilmente, divagano mantenendo una linea costante, composta da  accordi  essenziali,  senza  peso,  apatici  nel  loro  dilatarsi,  ipnotici  nel  loro  insistere,  e  cominciano  e finiscono originandosie dissolvendosinel silenzio. Come il percorso fotografico di Valeria Pierini, il pezzo degli Htcos procede per rimandi uditivi e si dipana sospeso nel tempo in perfetto accordo con il ritmo dilatato della  visione.  Entrambe  le opere,  fluttuano  tra  ragione  ed  inconscio,  in  luoghi  e  tempi  plausibili,  ma impossibili da definire, come ibridi di ferro e carne alla perpetua ricerca di una via armonica nell’apparente dissonanza.

Michela Morelli