Io tra di voi (2012-w.i.p.)

‘Si fece un violino di vetro perché voleva vedere la musica’
W. Szymborska.

 

Io tra di voi: un archivio di identità musicali

La natura morta è un genere moderno: afferma infatti la sua piena indipendenza tra la fine del XVI secolo e l’inizio del XVIII, quando, balzando fuori dagli sfondi delle pale religiose, diventa unica protagonista della rappresentazione. Da allora la sintesi concettuale che scaturisce dalla giustapposizione di oggetti dalla forte carica simbolica ha permesso di alludere ai più profondi temi esistenziali attraverso la raffinata metafora delle cose quotidiane. Sarà poi alla fine del XIX secolo, ed ancora di più nell’epoca delle avanguardie, che la natura morta diventerà una delle sedi privilegiate della sperimentazione artistica negli ambiti della ricerca plastica, stilistico – formale e spaziale. È bene notare inoltre, che tra i primi generi adottati dalle tecniche di riproduzione fotografica è da annoverare, insieme al ritratto ed al paesaggio, anche la natura morta la quale veniva composta dagli autori ammassando per lo più oggetti ameni ed affascinanti (frammenti dall’antico, drappi, fiori, fossili) che sembravano usciti da studioli polverosi o da stupefacenti wunderkammer. Ed è proprio da queste raffinate messe in scena ottocentesche che voglio cominciare a parlare dell’opera di Valeria Pierini, dato che anche lei, come i suoi colleghi di duecento anni fa, fotografa oggetti (in questo ed altri lavori da lei realizzati), tanto da dimostrare una sorta di  predilezione per le cose e per i loro significati più profondi. Poiché è noto, infatti, che quando si sceglie di focalizzare l’attenzione sugli oggetti, fotografandoli o rappresentandoli, a meno che non si tratti di un puro espediente formale, lo si fa in funzione comunicativa o descrittiva. È infatti dagli albori della raffigurazione, e penso ai cacciatori sulle pareti preistoriche, che l’oggetto, facendosi attributo, identifica e qualifica il soggetto cui è associato. Andando avanti nella storia della rappresentazione, l’attributo, più o meno ostentato (l’oggetto) non solo qualifica, ma descrive, penetrandola, la personalità del soggetto che lo possiede (ad esempio in opere come il ritratto di Andrea Odoni, grande collezionista del XVI secolo, di Lorenzo Lotto). Nella natura morta, infine, scomparendo la figura umana, restano gli oggetti ad incarnare significati che si fanno universali: liberate dal possessore, le cose divengono soggetti e si manifestano in tutta la loro potenza evocativa e metaforica. Tra tutti questi oggetti gli strumenti musicali ricoprono un ruolo fondamentale: la loro presenza riporta alla mente la vacuità della bellezza, la brevità della gioia, in una parola la vanitas. Con ‘io tra di voi’ Valeria Pierini si introduce in questo flusso storico fondendo in un unico scatto le capacità descrittive e la potenza universale dell’oggetto. Nelle sue nature morte (poiché tali sono queste fotografie prive di figure umane e piene di strumenti che alludono a chi li possiede) infatti, Valeria non solo realizza efficaci ritratti di musicisti, ma riesce anche a delineare sinceri scorci di un luogo universale dell’animo umano che afferisce alla sfera dell’aspirazione, del ricordo, del sogno di libertà, del momento di svago o di profondo raccoglimento che quegli oggetti musicali rappresentati richiamano all’animo di chiunque li osservi. Una stringente logica rituale caratterizza le modalità di realizzazione del progetto che dà vita ad ‘io tra di voi’: Valeria incontra i musicisti, entra nel loro ambiente quotidiano (studi privati, camere da letto, case), si guarda intorno orientandosi, parla, ascolta, attende che la situazione evolva nei modi e nei tempi che i suoi soggetti dettano ed intanto fotografa. Prima di andarsene, chiede ai musicisti di preparare un testo che approfondisca, descrivendolo secondo le forme a loro più congeniali, il rapporto che hanno con la musica. Tornata a casa, Valeria seleziona gli scatti, li stampa e li incolla in un quaderno accanto ai testi dei soggetti e ad altri, prodotti dall’autrice stessa, che anche attraverso la scrittura trova logico sfogo alla sua osservazione ed al suo potenziale creativo. Questa metodologia si rifà all’osservazione partecipante della ricerca etnografica ed avvicina la nostra artista alla tecnica e all’opera della fotografa francese Sophie Calle; tuttavia, tale procedimento, si addice perfettamente allo scopo della sua ricerca dato che Valeria si prefigge, riuscendoci, di penetrare profondamente nelle storie altrui restituendole senza snaturane l’essenza. Ed in effetti, nello scorrere gli scatti di ‘io tra di voi’ lo spettatore è spinto a ripetere quel rituale: è chiamato a riviere l’incontro tra artista ed artista che innesca il processo creativo e documentativo, e ad esplorare quell’individualità musicale il cui volto è ignoto, ma la cui essenza vive e trasuda dagli oggetti ritratti. ‘Io tra di voi’ è dunque un vero e proprio archivio di identità musicali descritte e conservate nella loro specificità attraverso una ben meditata selezione di scatti e testi che raccontano di azioni consumate, esperienze accumulate, sogni costruiti e, a tratti realizzati, passaggi esistenziali, occasioni ed emozioni stratificate nella coscienza e nello spazio come una pila di dischi già mille volte ascoltati. Gli scatti preservano e custodiscono individualità fatte di strumenti musicali, sale prova, poster e cd: nonostante l’apparente ripetitività dei temi, ogni foto, come ogni individuo ripreso, risulta unica e fortemente caratterizzata. Grazie al proprio senso empatico, la fotografa infatti, che non solo nel selezionare gli oggetti da riprodurre, ma anche attraverso la forza espressiva dell’inquadratura (a tratti  cinematografica) e dei toni (decisi nel digradante chiaroscuro), riesce, con pochi accorgimenti, ad evocare lo spirito di chi ha di fronte. Si è detto che ‘io tra di voi’ è un archivio di identità musicali; si aggiunge, per terminare, che in quanto tale, non è finito: l’artista, quasi come fosse una missione, intende continuare a stratificare memoria. Esplorando, partecipando, scattando, Valeria tenta di stare al passo con la marcia del tempo e intanto preserva, attraverso la fotografia (costante per eccellenza), l’immagine presente che trascina con sé l’esperienza.

Michela Morelli