VNFDTID (2018)

 

Vago nel folto di tempi in delirio

Questo progetto si ispira alla filosofia di Bergson e Haekel (foto 7-9) riguardo lo spazio tempo e l’evoluzione. Il titolo è una parafrasi di una frase dei Marlene Kuntz.

La filosofia di Bergson ci insegna il dualismo tra ‘tempo’ e ‘durata’: il tempo della scienza e quello interiore; ci mostra l”homo faber’ e la componente istintiva dell’essere umano. Ci parla della matrice comune da cui provengono i viventi grazie allo ‘slancio vitale’. Dunque, chi sono gli esseri umani, cosa è il tempo? Gli interrogativi che ‘l’evoluzione creatrice’ poteva causare nell’uomo dei primi del ‘900 uniti alla perdita di quei punti di riferimento ai quali l’umanità ha da sempre tentato di aggrapparsi (la certezza del tempo, l’antropocentrismo) possono perpetuarsi ancora oggi: tempo di fake news, spinte nazionaliste accentratrici, perdita di certezze. La dualità di cui ci parla Bergson diventa metafora dell’umano spaesamento. Come si esce da questa contesa? Il lavoro si conclude con una possibile soluzione, insita non solo nella filosofia di Bergson ma in molte altre che parlano di dualismo. Uscire dal contrasto; fluire continuamente, come suggerisce Eliot anch’esso ispirato dal filosofo; non senza richiami all’esoterismo che sembra contenere antiche saggezze che perdurano e continuano, seppure trasformate, a offrirci ancore di salvezza. Con l’uso di immagini sovrapposte tra loro, a tratti ambigue, l’unione del disegno e della fotografia e l’uso di piccole messe in scena, il mezzo fotografico diventa il prediletto per mostrare una storia dicotomica e la sua via di fuga.

In delirious time

This project is inspired by Bergson and Haekel’s philosophy: the studies about the space and time and the human evolution. The title is the free adaptation of a verse of ‘in delirio’, a song by Marlene Kuntz.

In particoular, ‘being #1,#2,#3’ are inspired by the Ernst Haeckel’s though and studies about life evolution.

Bergson’s philosophy teaches us the dualism between ‘time’ and ‘duration’: the time of science and the interior one; he shows us the ‘homo faber’ and the instinctive component of the human being. It speaks about the common matrix from which the living come from, thanks to the ‘vital impulse’. So, who are human beings, what is time? The questions that ‘creative evolution’ could cause in the early twentieth century man, together with the loss of those points of reference to which humanity has always tried to cling (the certainty of time, anthropocentrism) can be perpetuated still today: fake news, nationalist centralizing pressures, loss of certainties. The duality of which Bergson speaks to us becomes a metaphor for human disorientation. How do you get out of this contention? The work ends with a possible solution, inherent not only in the philosophy of Bergson but in many others that speak of dualism. Exit the contrast; flow continuously, as Eliot suggests, also inspired by the philosopher; not without references to esotericism that seems to contain ancient wisdom that endures and continues, even if transformed, to offer us anchors of salvation. With the use of overlapping images, sometimes ambiguous, the union of design and photography and the use of small staging, the photographic medium becomes the favorite to show a dichotomous story and its escape route.