PAN – uno studio sull’isolamento (2020)

Ho viaggiato seguendo la mia idea di isolamento e sono andata a trovare foto anonime di paesaggi. Che cosa succede a questi landmark che ho scelto? Che succede quando luoghi/topoi distanti si somigliano e senza una collocazione geografica sarebbero indistinguibili?

I luoghi, quindi, come cartoline dell’isolamento reale che si contrappongono ai cliché visivi che ci rendono il mondo a portata di vista ma senza esperirlo. Questi luoghi, da me immaginati, si possono esperire solo guardandoli: io ho reso visibile ma non tangibile, per forza di cose, la mia imago mundi. Ho manipolato le foto sottraendo o aggiungendo particolari che esasperassero ancora di più quelle vedute, cercando di dare un’idea visiva di luoghi che sono più luoghi dell’anima che geografici.

La mia aggiunta immaginifica alle foto, è speranza e desiderio verso un ‘mondo delle possibilità’.

Alla luce di questo il titolo, PAN, ‘totalità’ o ‘riconducibilità a un denominatore comune’.

 

 travelled following my idea of isolation and I researched old anonymous photos of landscapes. What it is happen to these landmarks I chose? What it is happen  when distant places/topoi  are similar and without a geographical position they would undistinguishable?

Places, thus, are thought as real postcards of isolation, contrasting against visual clichè and giving us the world close by sight , but without experiencing it. These places I imaginated can be experienced only by sight: I necessary made my imago mundi visible, but not tangible.

I manipulated photos taking away or adding details, with the aim to exasperate much more those sights and trying to give a visual idea of places belonging more to soul than to geography .

My imaginative addition to the photos is the hope and the desire to a “world of possibilities”.

In this light is the title, PAN, meaning “totality” or “leading to a common denominator”.