Io tra di voi – south sessions

SOUTH SESSION #1

16 febbraio 2014, Trevi – Foligno.

Due anni fa, esattamente a febbraio 2012, iniziavo questo inusuale censimento. Varcavo la prima soglia privata. Come allora la musica che mi accoglie oggi è quella di derivazione afroamericana.
Oggi però non sono entrata in una stanza di mura, ma, quasi inseguita dal ‘south style’ e anche un po’ west coast, entro in una roulotte. E’ ancora piena dei cimeli dei precedenti proprietari. La campagna umbra si stenda sotto di noi per tutti i punti cardinali terminando solo qualche kilometro più in là con le cinte dei Monti Martani, del Subasio e i monti di Trevi e ancora più a sud-est di Spoleto.
E’ verde oggi la campagna e la golden hour brilla sui finimenti dello studiolo mobile, come una wunderkammer scintillante con le ruote. Chiedo al mio ospite se vuole suonare per me e la mia macchina. Terminiamo la sessione con qualche ripresa per il mio backstage.

 

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Un’ora dopo mi aspetta una tazza di the caldo al riparo dall’aria umida di quasi primavera. Un po’ come passare dalle pianure dell’Alabama ad un appartamento di Brooklin.

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9 febbraio 2014, Foligno.

Oggi mi accoglie la piazza con l’auditorium, imponente e illuminato alle 15.00 del pomeriggio. Il primo ospite mi viene incontro – mi offre un caffè – abita in mezzo ai tetti, si fanno due chiacchiere, mi racconta di qualche avventura all’estero, di qualche tournè e che i colombiani dirimpettai usano ascoltare a tutto volume la musica latino americana la domenica mattina.

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Mi concedo un passo adagiato per la città mentre vado incontro al secondo appuntamento – stavolta in centro – che mi vedrà immersa in una casa luminosissima. L’ospite, si sorprende della mia rapidità nel fare le foto alla camera: “te l’avevo detto che era breve e indolore!”

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Al ritorno l’Umbria è dorata, inondata da una patina gialla ora lieve ora accesa. La luce oggi è il filo conduttore. La limpidezza della tramontana restituisce profondità alle cose, puoi scorgere i rami degli alberi, le altezze, le sovrapposizioni di sfondi, puoi distinguere gli oggetti così bene da poterli elencare e contare. Ma l’atmosfera delle 16.30 non la descrivi in modo da poterle rendere giustizia, tanto ti senti piccolo e inondato di giallo candore.

SOUTH SESSION #2

16 febbraio 2014 – Foligno.
Il centro è affollato, negozi e bar brulicano di puntini scuri incoraggiati dal sapore delle domeniche di primavera.
Oggi gli appuntamenti sono due.
M. mi fa un caffè, qualche chiacchiera disillusa sulla penosa situazione sociale e culturale della penisola, ma devo andare nella prossima casa.

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Mi fermo in un bar, il luogo dell’appuntamento, e già è sera quando entro nella seconda camera: lucine alla parete, scacciapensieri, strumenti ovunque. Fuori la campagna notturna toglie subito l’illusione della primavera con una brezza che sa di camini, coperte e sonnolenza.

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2 marzo 2014 – Foligno.

“…Mi consideri un musicista e si avrà memoria di me come musicista…”
Queste le parole che mi suonano in testa mentre vado in ritardo al primo appuntamento della giornata. Vedo immagini in bianco e nero, camere e parole stampate su degli improbabili libri celebrativi di ciò che è stato, qui, nella terra verde.

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Rifletto su quanto sia parte di questa missione il lavorio presunto o certo – non importa – della memoria. Ha davvero così senso continuare a lavorare su di lei – seppure senza pretese di reportage oggettivi? Ha senso anche sfatando questo mito di un attimo puro e veritiero? Penso a tutto questo perché le parole tra virgolette sono di una persona diversa da me – sono la prova che le mie riflessioni, almeno per una volta, sono condivise.

Anche partecipate con fervore.
Allora forse non sono la sola.

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La memoria è filtrata dall’immaginazione, niente è oggettivo in quello che vedo perché la visione è personale. Restituisco la presunzione dell’oggettività facendomi regalare dai miei ospiti un loro pensiero fornito dei dati anagrafici. Nulla di più di quello che li rappresenta e che sentono. E’ tutta questa l’oggettività che regalo alla memoria.

Un continuo richiamo tra la realtà e la possibilità.

SOUTH SESSION #3

Venerdì 7 marzo 2014 – Foligno.

Il sole anche oggi la fa da padrone.
La prima casa mi accoglie con un grigio parquet richiedendomi di rinunciare allo scalpitio delle mie stringate. Il mio esordio nella camera-studio è in pantofole soffici e fuxia. La stanza è invasa di luce – pervasa da strumenti etnici scintillanti che mi evocano alla mente immagini esotiche.
Oggi usufruisco della piena ospitalità, me la cavo con un orzo ed un caffè rispettivamente nella prima e nella seconda casa.

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Poche ore dopo sono cullata dal sound check di Matt Elliott nella chiesa di Santa Maria in Betlem. Il suo ovale mi offre un angolo in cui piazzare la macchina in attesa di Matt a conclusione del pomeriggio di lavoro.

Venerdì 14 marzo 2014 – Foligno.

Charlie Parker mi butta giù dal letto. Il jazz oggi scandisce la mia giornata dall’inizio alla fine perché dopo le session e prima del sonno mi concedo un live jazz, 5 giovani sotto 30 anni atterrati direttamente dagli Usa.
Ebbene dopo la prima missione nella periferia di Foligno aspetto il secondo ospite in una zona della città a me ignota.
Mi ritrovo a mandare mail dalla macchina parcheggiata in un benzinaio chiuso con annessa casa fatiscente.
Ma se la macchina per quelli come me è un po’ come la seconda casa, perché non anche il secondo studio?

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A casa di L. ritrovo delle foto che avevo fatto alle sue mani, per gioco, avevamo fatto una citazione delle più famose mani jazz di Miles Davis.

Il risultato del nostro gioco campeggia appeso in una parete della sua camera.
Oggi gli ospiti sono 3 e con il primo buio vado a casa di G. che gentilmente mi regala il suo disco e mi racconta aneddoti di molti, degli oggetti presenti nella sua stanza.
‘Questo sgabello è stato usato da x per registrare il disco nel suo studio’ – ‘questa maglia me l’ha regalata y… e quel biglietto che vedi appeso è di quella volta che…’
Nella sua gentilezza mi sviscera storie della sua e della musica di Foligno, come un menestrello – custode, un appassionato del suo mondo e dell’arte che
possiede.

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SOUTH SESSION #4

Mercoledì 19 marzo 2014 – Foligno.

Sono accolta da un ciliegio in fiore, la Regione da qualche giorno ha scoperto la primavera sopra le nostre teste, e loro (i musici) continuano a partecipare entusiasti, sentendosi parte del progetto che io – spesso senza conoscerli – gli chiedo di sposare.
Come sempre ognuno ha le sue domande in merito a questo lavoro: ‘quanti folignati hai ritratto? – ’quanti musicisti totali hanno aderito nel corso del tempo?’ – ‘che fine faranno queste foto?’, ogni volta, senza stancarmi mai ripeto il mio copione, ogni volta mi sembra la prima e diversa dalle altre.

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Mi viene da pensare a quelli che pensano che fare un lavoro che si ama, alla lunga stanca e lo fa diventare come gli altri, perché io vorrei (solo in un caso remotissimo) sfidare la sorte e vedere fino a che punto questo lavoro può logorarmi come quello qualsiasi di chi forse passioni e interessi non ne ha (nel caso remotissimo che venga logorata dalla mia passione – lavoro, sarebbe per me, peccato capitale).
Esco dalla stanza onorando la foto a mò di icona appesa al muro di Nico e Lou Reed: che forse questo lavoro ha dunque la sua consacrazione proveniente da qualche parte – non necessariamente paradisiaca?

Giovedì 10 aprile 2014 – Foligno.

Dopo aver allentato la morsa oggi riprendo il lavorìo di scatti a Foligno prima di continuare inesorabile ancora più a sud. La città mi accoglie ridente e trafficata alle 11 di mattina.
Sono accolta da un cane – strani esseri i cani – ti fanno dimenticare la parte ‘civile’ del tuo essere umano o anche perdere l’aplomb in mille versi teneri che lo fanno scodinzolare da morire. Questa mattina mi ospita la prima ragazza a partecipare a queste sessions dal sud. Parliamo un pò del lavoro, degli studi fino a che non esaurisco il mio sguardo sul suo mondo pronta a calcolare le prossime incursioni al fronte meridionale della verde Regione.

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