Requiem (2012)

 

Riflessioni sul terzo paesaggio

Il terzo paesaggio è la tomba di relazioni umane finite. Al contempo è spazio per nuove interazioni tra le cose: rovine, resti, rifiuti, piante. Nascono relazioni ‘inumane’ che vivono nel luogo insieme ai fantasmi, i ricordi, le tracce delle relazioni passate. Il terzo paesaggio è anche quello del sogno dove il quotidiano si mischia con l’improbabile dove creazione delle cose è spesso la fine di qualcos’altro.

‘Parentesi dei luoghi’ 
I luoghi di lavoro, una volta abbandonati rimangono vuoti, invisibili agli occhi dei più, come se fossero stati cancellati. ‘Lasciati a se stessi’ diventano resti fisici che contengono le testimonianze del passato e si fanno altresi contenitori di ‘corpi estranei’. Spesso diventano discariche o alloggi di fortuna. Non basta abbandonarli perché cessino di produrre interazioni: non solo tra uomo e ambiente ma anche tra gli oggetti fisici e l’ambiente stesso. Spesso i vuoti si riempiono-spesso rimangono solo i solchi sulla terra.

‘Parentesi dell’abbandono’ 
È una storia per simboli, che parte da oggetti – ricordo di una passata relazione, che giacciono dimenticati o abbandonati (foto 1 – 5: ‘nel vuoto ho impressa la mia immagine fantasma’) e arriva fino alle rovine dello spazio vuoto, potenzialmente pronto per nuove interazioni (foto 5 – 12: ‘nel vuoto le cose vivranno’). Da qui la natura diventa protagonista del futuro (foto 13 – 15: ‘la natura crudele ha vinto di nuovo’).

Un trittico annuncia la causa prima delle cose: ‘La natura crudele ha vinto di nuovo’. Che sia la natura umana a distruggere o la natura intesa come forza creatrice e distruttrice non conta. E’ la natura che mette fine alle cose. E spesso la fine è l’inizio.

‘This music crept by me upon the waters’
è l’apice di ‘requiem’, rappresenta il momento in cui si guardano da fermi le cose dipartire o farsi altro, una messa cantata solo dal suono dell’acqua (che si fa contenitore nonché simbolo dell’incoscio) e della natura circostante.

‘Parentesi del sogno’
 Il lavoro è la lettura in chiave onirica di una catastrofe, intesa come ribaltamento dei significati quotidiani volta a creare un terzo significato delle cose. Nel sogno i significati attinenti alla vita reale si stravolgono creando a loro volta connessioni tra le cose, spesso improbabili se vissute ad occhi aperti o ricordate con il filtro della coscienza. La catastrofe qui è un seme dal quale nascono nuove esperienze. È metafora della disgregazione di un mondo e la creazione con esso di uno nuovo. Che sia un passaggio tragedioso o inconsapevole, la fine è il limite tra un prima e un dopo; spesso ciò che fa paura è non sapere cosa c’è  dopo. Come in sogno. La sequenza di foto rappresenta oggetti di uso comune dislocati in luoghi a loro estranei, mostra dei resti di costruzioni sommersi o emersi, quasi come miraggi. Come se fossero relitti di un naufragio o derivati da qualche tragedia dei quali non si sa nulla. Da li  si possono solo costruire nuove interazioni e intessere immaginarie o comprovate storie relative alla loro provenienza e al loro possibile futuro.