Nativity revisited (2014)

Piacere Magazine, dicembre 2014-gennaio 2015.

Un presepe concettuale e contemporaneo, svincolato dalla tradizione ma ricco di simbologie che ad essa rimandano: questo è l’essenza del progetto Nativity-Revisited, shooting fotografico ideato e realizzato da Valeria Pierini, talentuosa fotografa umbra.
La scelta è ricaduta su una location bucolica: una valle che, non a caso, porta il nome del dio Marte. Una dicotomia che è alla base di tutta la messinscena ideata da Valeria, il cui modo di fotografare è molto vicino alla performance; l’idea del diorama (il presepe canonico per intero con statue o astanti) è spezzata perché i personaggi, seppur iconici, sono ritratti in solitudine e in abiti contemporanei: la famiglia, e la società di conseguenza, sono cambiate. Non si tratta né di un reportage né di un lavoro didascalico; il tempo e il luogo rimangono in-definiti, un’aura di mistero avvolge i personaggi rappresentati che, nella loro nobile solitudine, subiscono tutto il peso della simbologia che portano. Ecco allora che la Vergine posa sotto l’abside di una chiesa sconsacrata, tra avanzi di riti sciamanici, stringendo un fantoccio vestito di nero; ecco che colui che osserva il cielo, il nostro Magio, avanza solenne tra antichi cipressi cingendo uno scrigno d’inenarrabile fattura, portando la mirra, dono dei Re, e uno spillo di diamanti; ecco che l’asino, simbolo dei popoli pagani, diventa una donna, un umile eretica annodata ad una staccionata sotto un cielo piombico; ecco infine il pastore dallo sguardo fiero, con il fedele bastone e un vello di pecora sulle spalle. Foto che oltrepassano l’iconografia tradizionale portando il messaggio nascosto, quasi come fosse uno spettacolo teatrale: ciò che conta è la messinscena, non i soggetti.

Elena Vecchini