Allegoria (2015)

Piacere magazine, marzo 2015

da un vetro appannato
sale il tuo volto smarrito
ombra di nebbia nebbia dalla terra
che il respiro addensa da lontano
io passo con il palmo della mano
per vederti meglio per vederti gli occhi
tu svanisci e ti scontorni
diventi acqua rotta sulle dita
acqua senza posa che scompone
ogni cosa

Alessandra Baldoni

 Allegoria o anche del regno dei penitenti (2015)

Salvador Dalì, nella sua Divina Commedia, ritrae un essere alato con il corpo composto da cassetti nei quali si accinge a guardare (Il regno dei penitenti, Purgatorio). Quando ho guardato quest’opera ho avuto una specie di cortocircuito perché l’ho trovata di una verità disarmante, un’allegoria perfetta non solo dell’opera dantesca, ma dell’esperienza umana. Ci sono cose che ci portiamo dietro per anni senza riuscire a dargli una collocazione-struttura; ce ne sono altre che invece si incastrano come pezzetti di puzzle con il resto della nostra vita. Allegoria nasce esattamente figlia di queste due tendenze. Allegoria è la conclusione di anni di lavorìo e di progetti sulla memoria. In più di un’occasione, mi sono messa a ragionarci declinando esperienze, studi, suggestioni formali, in un corpus di lavori dedicati interamente a essa. Allegoria è stata ferma per molto tempo su un diario di carta, pieno di immagini, bozzetti e scritti, fino a che all’improvviso per una serie fortuita di eventi sono riuscita a chiuderlo in immagini e testi-era così facile! Eppure ogni cosa ha il suo tempo-un po’ come in purgatorio-anche in arte. Pochi sono coscienti del fatto che la memoria senza immaginazione non ha luogo, o ce lo avrebbe sghembo, perché l’immaginazione aiuta a ri-costruire quanto è perduto-passato. La memoria è un alibi che tutti usiamo come oggettivo ma che in realtà non lo è perché frutto di una mediazione spesso molto personale, la fotografia è uno dei suoi strumenti socialmente accettati, anche lei per nulla oggettiva, tranne casi particolari. Per tutto il resto ci sono le emozioni, c’è il diario, ci sono le foto di famiglia, ci sono i sogni e le immagini di quello che è stato. Niente di più umano e personale. Allegoria fa proprio così: ha la forma oggettiva di un dizionario ma ciò che vi è scritto, seppure ripreso da questo, è annotato come in un diario e ciò che vi è fotografato è una mediazione-allegoria appunto, di quanto i testi dicono. E’ un dizionario personale di termini scelti (tutti femminili e singolari) indicanti stati d’animo tra i più comuni…Wisława Szymborska diceva che gli esseri umani sono persone tristi e malinconiche e che non sta scritto da nessuna parte che non devono essere così. Ebbene, Allegoria prende di petto cinque emozioni-situazioni, le incasella, gli dà significato, perché come tutte le cose, anche la memoria e le sue emiche emozioni vanno elaborate e assorbite (e messe nei cassetti), poi di tutto, ce ne possiamo fare una sacrosanta ragione.