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1) Una delle prime cose che persino un osservatore distratto noterebbe nel tuo lavoro è l’attenzione ai dettagli, alle piccole cose senza contesto apparente che fotografi all’interno delle stanze dei musicisti. Ciò che rimane fuori dalla cornice è un mondo che il fruitore, guardando un tuo scatto, può solo immaginare, diventando parte attiva dei tuoi racconti visivi, come un lettore che immagini la vita dei personaggi di un libro al di fuori delle righe del libro stesso. Questo invito a immaginare, che letteralmente fa riferimento proprio alla capacità di creare immagini, con cui le tue foto ammiccano a chi le osserva è frutto di un approccio deliberatamente scelto o è fortuita casualità?

 

La fotografia che mi interessa fare è forse quanto di più lontano ci sia da quella visione a mio avviso un pò ingenua secondo cui si scatta un momento oggettivo e quindi si racconta la realtà.

Credo che fare una fotografia comporta sempre e comunque adoperare una scelta nonché fare una sintesi, va da se che è per prima cosa un processo mentale di chi scatta la foto.

Guardando ‘io tra di voi’ si possono fare due cose: leggere l’opera e finire lì oppure fare un’operazione in più, immaginando un mondo (o ritrovarcisi o tutto il contrario) tramite gli indizzi che ho scelto di inserire nelle foto. Credo comunque che un’opera debba evocare, oppure se deve dire tutto debba farlo senza mezzi termini. E’ chiaro che per quanto si possa scegliere di dire tutto tramite un’opera è quasi impossibile impedire l’interazione degli altri con i suoi significati. E quindi la creazione di ulteriori significati.

Mi complimento con te perchè hai colto uno degli aspetti chiave di ‘io tra di voi’ nel senso che quando ho ideato questo progetto l’ho fatto con la consapevolezza di voler fare un lavoro ponderato e che facesse in un certo senso emergere il fatto che la fotografia (soprattutto se fai ricerca, se lavori sui contenuti) è un modo di vedere la realtà soggettivo.

Onestamente io non invito esplicitamente ad interagire con le foto. Invito anzitutto a confrontarsi con delle immagini e dei testi personali, poi se chi guarda vorrà, potrà ritrovarci elementi che fanno capo alla vita di molti o alla sua, cioè far scattare un’ulteriore confronto.

 

 

2 a) “Io tra di voi è un censimento per immagini e parole della

musica umbra. E’ anche un censimento che vuole andare al di là

del suo territorio cercando i canoni universali che la musica

porta con se.”

 

Il rapporto tra particolare e universale è uno dei punti cardine del tuo progetto. L’essere umano ha una componente comune con gli altri esseri umani che non nega però l’identità che lo distingue sia a livello individuale, sia nel contesto di un gruppo culturale. Allo stesso modo, ogni stanza può diventare stanza di chiunque. Come quando riconosciamo le nostre dinamiche interiori nei protagonisti di un libro o di un film. In quest’ottica per cui una stanza – reale o metafora di un moto dell’anima – può essere di chiunque, che valore hanno per te le differenze?

 

Conoscere il mondo tramite differenze o peggio tramite modelli negativi credo che sia un meccanismo molto efficacie nonché molto più comune di quanto non si pensi di solito. Dunque questa cosa rende ancora più facile ‘conoscersi o ritrovarsi’ tramite questo lavoro.

 

 

2 b) Il titolo stesso del progetto è emblematico in tal senso, opponendo la tua individualità a un gruppo che è altro da te. Nella Grecia antica si utilizzava lo stesso termine per indicare l’ospite e lo straniero, portatore di una visione diversa. All’interno del luogo più intimo che esista quale la propria cameretta, ti sei sentita più ospite o più straniera?

 

Come ho già avuto modo di raccontare prima d’ora, la maggior parte delle persone che hanno partecipato erano per me sconosciute.

Quello che mi ha stupito è il loro atteggiamento verso di me e la mia macchina fotografica. Praticamente le foto diventavano la cosa secondaria, mi hanno trattato come una che si occupa di musica e non di fotografia. Ci siamo passati un sacco di dischi e di band, ci siamo raccontati anneddoti sulla scena musicale, sui concerti, insomma come degli appassionati che si incontrano. Ogni volta è stata un bellissimo scambio. Invece che essere un’intrusa come potrebbe lasciar intendere il titolo, direi che mi sono sentita una di loro, né ospite né straniera ma accolta.

 

 

3) La natura vuole che gli umani dopo essere venuti al mondo imparino a decodificare prima le immagini delle parole. Nel tuo lavoro hai compiuto un percorso inverso, partendo dalle parole dei musicisti e tramutandole in immagini, opponendoti alla natura attraverso l’arte. “Artificioso” è una parola che ha assunto una connotazione sbagliata, ma spogliandola dalle accezioni negative mi sembra la più adatta, indicando qualcosa che è “fatto con l’arte”. Come ti relazioni a quella componente di finzione che fa parte dell’arte stessa?

 

Preciso che in questo lavoro parto dalla fascinazione che subisco del luogo in cui sono, facendo trapelare la musica anche dove non compaiono dischi o strumenti (o almeno ci provo). Le parole sono l’ultima cosa che arriva tra le mie mani. Anche le parole che scrivo io, che sono parte integrante del lavoro vengono dopo lo scambio. Quindi ‘io tra di voi’ è una sommatoria di cose che si inseriscono in un ordine preciso.

Per quanto riguarda la domanda che mi hai posto, in relazione anche a quanto ho detto nella prima risposta, la componente della finzione è parte integrante del mio lavoro. E per finzione intendo il fatto di usare le immagini come simboli, come monìti di cose e mondi possibil. Ergo per fare ciò ricorro spesso alla finzione tramite l’allestimento di set specifici o più semplicemente adottando inquadrature che sembrino più frame a cavallo tra l’immaginazione e il sogno (il caso di ‘io tra di voi’). E’ in questo spazio che le foto diventano evocative e lasciano – o almeno ci provano – i puntini di sospensione. Casetti diceva che un testo è uno spazio bianco, ebbene un’opera (che è un testo) che evoca è un’opera che ha uno spazio bianco (il non detto) che viene riempito dalla testa di chi guarda o la fruisce.

Fingere ha delle accezioni molto più umane e ‘normali’ che travalicano la connotazione negativa con cui questa parola viene usata.

 

 

4) La tua frase che più mi ha colpita è “La mia vita è un archivio di esistenze altrui”. Sebbene sia la musica la tua fonte di ispirazione primaria, la tua dichiarazione mi ha ricordato un libro, “Fahrenheit 451” di Ray Bradbury (da cui lo splendido film di Truffaut) in cui gli uomini-libro sul finale dicono appunto: “Incontreremo una gran quantità di persone nei prossimi giorni, nei mesi e negli anni a venire. E quando ci domanderanno che cosa stiamo facendo, tu potrai rispondere loro: Noi ricordiamo. Ecco dove alla lunga avremo vinto noi.”

Preciso che la musica è uno degli aspetti che mi ispirano, nel mio lavoro seguo anche altre linee guida, il ricordo è una di queste. E lavorare con la musica non esclude avere a che fare con tematiche più intimiste, anzi se fai ricerca, se esuli dalla foto di palco la musica diventa materia per costruire storie e riflessioni.

Io tra di voi fa della mia esperienza un archivo di esperienze altrui ma ogni mio lavoro anche quelli più per così dire concettuali racconta esperienze, anche solo in forma di possibilità. Quindi banalmente potrei dire che il mio portfolio è un archivio di mondi per prima cosa possibili, per chi lo legge magari anche reali.

Logicamente in ‘io tra di voi’ la memoria diventa il filtro primario di lettura del lavoro. Perchè il concetto di archivio è parte integrante e fondante del progetto che va di pari passo con la parte narrativa.

Se con il mio lavoro riesco anche solo un pochino ad evocare e raccontare è già una piccola vittoria. Se conquisterò la categoria della memoria avrò vinto la guerra! (ride n. d. r.)

 

 

Valeria Pierini dove ricorda i propri ricordi personali per fare spazio ai ricordi altrui?

I mie ricordi diventano immagini e parole, diventano sogni, quindi nuovi universi, diventano racconti con gli amici e anche confronti. Ricordare è conoscere. I miei ricordi sono la mia identità.

 

5) Per restare in tema libri/film, quali letture o visioni hanno influenzato in maniera particolare la tua visione del mondo?

On the road (Keruac) Finzioni (Borges), le poesie di Thomas, Eliot e Sylvia Plath. Mettici anche un pò di Tolkien che non guasta, mettici un pò di Borrougs, qualcosa di Eco, Pj Harvey, qualche disco jazz, Blow up, i film di Gondry le foto di Sophie Calle, qualche amico e qualche grande amore.

 

 

6) Dichiarazioni e cose a caso.

Arrivederci e grazie per tutto il pesce.