Olders

(2010-2019)

English version here.

Almost, 2019, artist’s residency c/o ArtArcadia, Derry, UK

Imparandone a memoria la topografia, studiandone la storia, la geografia e la letteratura, ho mischiato scorci e vedute surreali con altrettante da me ricostruite. La città, diventa soggetto di memoria, storica e personale, ma anche di immaginazione, forse il mezzo più felice, per oltrepassare il pesante passato e vivere nel presente, nondimeno oscuro, grazie agli scontri causati dalla Brexit e agli strascichi del conflitto nord irlandese il quale ha generato quartieri cattolici e protestanti, costringendo, sovente, i cattolici ad un regime di apartheid. Anziché interrogarmi su un possibile futuro o indagare lo stato delle cose, ho cercato di oltrepassare la documentazione e la storia, immaginando una città ideale, riconoscibile ai suoi abitanti ma che gli si rivelasse anche per certi aspetti nuova, da riscoprire, fornendo così un nuovo punto di vista di osservazione e di immaginazione: anche chi la conosce attraverso le immagini dei media, può scoprire un luogo lieve e meno ostile che decenni di foto di scontri ci hanno trasmesso. Chi non l’ha mai vista, può farlo attraverso un nuovo punto di vista. Da ‘una colonia in Europa’, come era soprannominata insieme a tutta l’Irlanda del Nord, ad una ‘colonia dell’immaginazione’, un moto a luogo figurato, che si fa appiglio di empatia, uguaglianza e di pace, proprio perché super partes.

Per Umbriam ad astra, 2018 Special project, UmbriaMICO, Perugia

L’Umbria è una terra dove la percezione del tempo è a misura d’uomo, dove il rapporto umano e le scarse distanze fisiche si intersecano e favoriscono tra loro; la percezione di un tempo privo del senso di distanza che si percepisce nelle grandi città o regioni, un modello di vita invidiabile e che molti desiderano esportare altrove o che altri scelgono dopo averlo conosciuto. Ho raccontato la storia non di chi è nato ma di chi ha scelto di vivere in Umbria. Ho creato delle cartoline insolite dove ho messo in relazione visiva e semantica le immagini e le parole di chi mi ha donato la propria storia, accostando ritratti ambientati a foto di paesaggi decontestualizzati, che a tratti sembrano dei modellini, difficilmente riconoscibili se non grazie alla parole di chi li ha raccontati; delle cartoline-non cartoline.

Topografia di una storia, site specific, Foligno, in collaborazione con ZUT!

 

Ho chiesto agli abitanti di Foligno di raccontarmi una storia della loro vita legata ad un luogo della loro città. Siamo poi andati nei luoghi di cui mi hanno parlato dove ognuno di loro ha posato nelle mie foto: ognuna mette in scena un frammento della storia che mi hanno donato. Nel video, invece, è stato loro chiesto di rispondere a due domande: ‘cosa è secondo te una storia’ e ‘raccontami una storia legata ad un luogo della tua città’.

Who am I 2017-2020, Special project, Strabismi Festival, Cannara

In principio è il Logos. Almeno per me. Parto sempre dalla parola, una, molte, un pensiero espresso, talvolta parto da visioni. Questo è il caso dove la scrittura degli altri diventa per me sceneggiatura: un testo autobiografico è la base per un ritratto. Forse i limiti dei due generi qui si mescolano. Questo lavoro l’ho svolto grazie a Strabismi, un progetto sui ritratti, quindi, di base, un progetto sui volti (ma un ritratto non è solo qualcosa che implica un volto, bensì, forse, una storia) ma che per farli sono partita dalle autobiografie degli attori succedutesi sul palco del festival – donatemi su qualsiasi supporto – quindi un progetto di meta-ritratti, meta-autoritrati? Quanto c’è del soggetto e del fotografo, in un lavoro simile? Chi è chi? Who am I?

365 giorni 2017-2018

365 giorni sono metafora di un tempo infinito, di tutte le vite possibili che ci identificano, a volte illudendoci e infrangendosi nell’età adulta. In questo progetto, si svelano sogni inconsci, tratti personali, possibili segni identitari a volte soggettivi, altre volte collettivi. Emergono emozioni spezzate ed altre mature e consapevoli che rimangono a dare forma ad un racconto-identità, metà autobiografico, metà sognato e immaginifico, che si ispira a scritti e pagine di diario e si avvale di citazioni di vecchi film, di testi esoterici, immagini di famiglia, di geografie, viaggi e sensazioni. Frammenti capiti solo una volta terminati, fase questa coincidente spesso con l’ingresso nella cosiddetta maturità.

Elegia 2017

‘L’elegia è caratterizzata da argomenti accomunati da una diversità di contenuti in opposizione all’epica.’ ‘(…) non esiste una realtà esterna già data misurabile, ma al contrario le cose. gli oggetti si colorano delle nostre esperienze, hanno un senso solo quando esprimono il significato che hanno per noi.’ Wikipedia

In questo progetto, l’unica componente narrativa è l’assonanza visiva tra le immagini. Ho scattato immagini lievi dove i soggetti sono decontestualizzati, come in un sogno, in una visione. Qualcosa che non è epico o narrativo, ma elegiaco, poetico e trasognato. Qualcosa dove non è importante ciò che accade ma quello che compare davanti agli occhi a prescindere dal suo inizio o dalla sua fine, che rimangono entrambi ipotetici.

ILDS 2015-2017

Prendendo ispirazione da ‘The Book of Symbols’, ho creato un mio atlante personale e selezionato di alcuni simboli archetipici. Il filo conduttore che ho seguito è stata l’eterogeneità delle opere d’arte con cui il libro illustra ogni simbolo (periodi, stili, autori diversi), non c’è scopo narrativo ma solo descrittivo: ogni immagine è realizzata da una selezione testuale adoperata sul libro che ha funzionato come sceneggiatura-didascalia. Come nel libro ispiratore, a volte ho citato o replicato esplicitamente delle opere d’arte già esistenti, più spesso ho dato una mia lettura. Ogni immagine è provvista di un suo bozzetto realizzato a mano su carta da lucido andando così a creare una piccola antologia multimediale fuori da uno spazio tempo definito.

Iperuranio, 2014-2015


5 Luoghi – foto

‘E’ in noi che i paesaggi hanno paesaggio. perciò se li immagino li creo; se li creo esistono; se esistono li vedo’. Fernando Pessoa, Il libro dell’inquietudine

Ho ricreato dei mondi ambigui. Chi li guarda dà per scontato che esistano ma, essendoci elementi estranei in quei paesaggi, può insinuarsi il dubbio della loro veridicità. Ho lavorato sui luoghi anziché sul paesaggio in senso generico, i luoghi sono intitolati con semplici numeri. Non c’è nient’altro che riconduca ad un luogo geografico definito-se non delle ipotesi, ma nulla in realtà è certo e sicuro, anche in merito all’esistenza al mondo di quei luoghi. Naturale vs artificiale, vero vs falso, realtà vs immaginazione.

Svanire – video + foto di scena
Ho scelto delle riprese imperfette che facessero da contraltare alla perizia delle foto. Sulla falsa riga del concept delle foto, i video si concentrano sui paesaggi in particolare sui paesaggi umani. E’ un’ascesa che parte da luoghi un pò ameni e fortemente connotati come un luna park per poi andare in posti via via più vuoti e abbandonati, ascendendo appunto, dall’artificiosità del paesaggio umano agli elementi della natura. Tutto quello che si muove in questi video si muove in modo innaturale per creare un mondo invertito e un pò parallelo dove quello che sembra non è, poiché le riprese dirette sono falsate, in questa sede, dal montaggio.

Tabula Rasa, 2013


Nasce dalla musica e parla della ri-scoperta di sé stessi attraverso lo svuotamento degli elementi pesanti, passando per il sonno-sogno, la fase in cui il nostro corpo diventa pesante fino che non arriva il sogno e la consapevolezza dell’onironauta. Si chiude col post-krieg, tasselli-macerie, della battaglia conclusasi.

A senso unico, 2012

Il progetto immagina per tappe, visioni e simboli, un viaggio spirituale e di vocazione che solo in seconda istanza potrebbe portare alla realizzazione di un pellegrinaggio  fisico. Prendendo spunto da aneddoti e simboli relativi alle vite di San Francesco d’Assisi e San Giacomo, nonché usando simboli pagani e antichi ho costruito un viaggio spirituale e mentale. Le foto, orizzontali e verticali, si incrociano: tempo sincronico e tempo diacronico, ‘tempo ed eternità’, direbbe Kierkegard. La probabilità o meno che si realizzi un viaggio vero e proprio diventa simbolo del fatto che il viaggio è per prima cosa esperienza personale e mentale. L’unica cosa certa, in questo cammino, è l’univocità della direzione, metafora del cammino artistico, inteso come creazione ma anche come scelta di vita.

Suitcase-da tempo immemore, dalla serie ‘Uno e infinito’, special project, Federalberghi, Perugia, 2012.

Ho come l’impressione che il mondo non sia bello perché vario. Ma che il mondo sia bello perché sempre uguale a se stesso, nel suo tutto e nei contrari del suo tutto (che esistono). Forse è infinito a causa del numero di possibilità che ogni vita porta con sé. E contiene ogni cosa materiale e non materiale (pensa a quante immaginazioni contiene), quindi anche i contrari di ogni cosa materiale e non materiale. Nella nostra vita succedono un numero quasi infinito di cose simili complementari e contrarie alle altre. Ogni vita è forse il deja vu di se stessa e di qualcun’altra. E così all’infinito.

Soliloquio di una solipsista, 2011

Analizzando alcune esperienze di doppio prese in prestito dalla letteratura, la filosofia e la psicologia, ho tentato di arrivare tramite l’allestimento ridondante di set duplici e complementari, alla quasi celebrazione del concetto di solipsismo, parafrasando i celebri versi di Sylvia Plath. Un percorso in cui ho scelto di farmi ritrarre come soggetto delle foto, e che indica una ricerca ed una presa di posizione verso le possibili manifestazioni del concetto di doppio nelle quali si può incappare. Ho chiuso il viaggio col solipsismo, visto più come una consapevole possibilità in contrapposizione alle varie sfaccettature analizzate.

Chiedi alla polvere, 2010

Mia zia viveva in Puglia e da qualche anno si è trasferita in Umbria. La casa pugliese era la mia casa dell’estate e, una volta entrata nella nuova casa umbra mi sorpresi di come ci fossero gli stessi odori le stesse luci e le stesse atmosfere della vecchia casa che distava ormai circa 700km. Mia zia ha lasciato questa casa pertanto l’ho ripresa anche da vuota, procedendo poi a fotografare anche la nuova casa.