Who am I (2017-2020)

 

In principio era il Logos.

Almeno per me.

Parto sempre dalla parola, una, molte, un pensiero espresso, talvolta parto da visioni.

Questo è il caso dove la scrittura degli altri diventa per me sceneggiatura: un testo autobiografico è la base per un ritratto. Forse i limiti dei due generi qui si mescolano.

Questo lavoro l’ho svolto grazie a Strabismi, un progetto sui ritratti, quindi, di base, un progetto sui volti (ma un ritratto non è solo qualcosa che implica un volto, bensì, forse, una storia) ma che per farli sono partita da autobiografie, quindi un progetto di meta-ritratti, meta-autoritrati? Quanto c’è del soggetto e del fotografo, in un lavoro simile? Chi è chi? Who am i?’

Valeria Pierini

‘Uno nessuno centomila’, quante sono le facce, le espressioni, gli stati d’animo che affibbiamo agli attori. Ma effettivamente loro, gli attori, chi si credono di essere?

Dalla descrizione che ogni attore del festival ha dato di sé, come una confessione o un diario o come indossando il proprio vestito migliore o peggiore che sia, purché sia quello che egli si sente meglio, Valeria Pierini, ha realizzato dei ritratti, usando gli scritti, che ogni attore le ha lasciato in qualsiasi supporto egli crede lo rappresenti (carta, tovaglioli, tovaglie, pezzi di stoffa, battuti a macchina, scritti a mano o a computer), come una sceneggiatura da seguire, mettendo quindi in scena quanto da essi descritto e rendendo il loro stato d’animo identitario ‘visibile’. Who am I, chi sono io dunque? Chi sono io una volta che la mia credenza viene affidata all’occhio di qualcun altro? Nel pieno spirito di Strabismi, a Valeria Pierini è stato commissionato questo censimento-visione di artisti, ‘da artisti ad artista’, che la fotografa ha realizzato negli ultimi 3 anni di attività del Collettivo Strabismi, creando un archivio di storie che in un festival come Strabismi sono variopinte quanto più umane.